Decluttering: istruzioni per l’uso

By on Feb 22, 2017 in Decluttering | 0 comments

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Decluttering: è inutile che cerchiate una traduzione letterale, è un neologismo inglese per dire ‘disfarsi del ciarpame’. Come si fa?

  1. riconoscere il ciarpame
  2. dividere il ciarpame in cose da buttare e cose da regalare
  3. buttare e regalare

Oggi vi parlerò del punto 1, in assoluto il più rognoso.

Per disfarsi del ciarpame, per prima cosa bisognerebbe saper riconoscere cosa è ciarpame, e cosa non lo è. Sembra facile, ma non lo è affatto. Anzi, questa prima tappa è la più complicata di tutte, perché esistono due fregature trasversali, che possiamo chiamare  ‘valore affettivo’ e ‘valore effettivo’. p1150221-2

Insieme sono come un morbo, da cui pochissimi individui sono totalmente immuni (e non stanno leggendo qui) e tutti noi altri siamo più o meno colpiti secondo una casistica che va dal ‘leggermente nostalgico’ all’accumulatore seriale.

Il valore affettivo è quella roba che ti fa fare il cambio di stagione armata delle migliori intenzioni, per poi ritrovarti con un intero ripiano occupato da indumenti risalenti a fasi diverse della tua vita preliceale, che avendo 50 anni non riutilizzerai mai più. Diciamocelo: se anche ti stessero ancora non ti piacerebbero più, se ti piacessero sarebbero comunque lise e consunte da far schifo, e se fossero in buona condizione saresti ridicola ad andarci in giro. Però ogni volta che le ritrovi sorridi, e ripensi genericamente a quel periodo, e particolarmente a quel giorno lì, e pensi che buttandole quel piacevole doloretto in mezzo al petto non lo proveresti più, forse dimenticheresti chi sei e da dove vieni, e insomma rieccole lì l’anno successivo.

Poi c’è il valore effettivo, cioè:

Tra valore effettivo  e valore affettivo  i nostri armadi, cassetti, borse, ripiani sono pieni di roba che non usiamo, e dopo un po’ non ne possiamo più di vivere in mezzo al casino. Per ovviare a questa dicotomia “ti tengo, perché vali, ma non dovrei tenerti a meno che non mi paghi l’affitto dello spazio che occupi”, sono usciti libri, maestri, tutorial, consigli, sistemi, equazioni. Servono tutti alla stesso scopo:  aiutare il povero emotivo a riconoscere il ciarpame, ovvero il punto 1. Ne ho letti un bel po’, visto che essendo una di quelle che tengono foto-diari-agende-biglietti dell’autobus-lettere e oggettini vintage del nonno mi sentivo chiamata in causa. La maggioranza delle persone utilizza il trasloco come momento catartico simbolico epifanico per confrontarsi con tutto questo, e poi ovviamente ripensa al proprio trasloco come una specie di lungo purgatorio dantesco da cui emergere stremato e purificato ma vi prego non rifacciamolo mai più. Io l’ho fatto a prescindere, perché per mettersi in crisi da soli bisogna essere  o molto annoiati o alquanto masochisti, e io all’epoca ero entrambi. Quello che ho imparato è questo: Una formula magica non c’è. Mi dispiace. Però a un certo punto incappi nelle frasi, nelle persone , nelle considerazioni che per te saranno l’enzima catalizzatore di un processo che era già sotto le ceneri. Vi dirò quali sono state le mie, ma disperate di trovare l’incantesimo universale: non esiste. 

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